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Dal 1730 un patrimonio antico e moderno per tutti

La storia

La fondazione della biblioteca si deve alla zelante opera del vescovo Giovanni Todone che la istituì nel 1730.

Quando fu aperto il nuovo seminario, la biblioteca fu distribuita in una sede più grande e più adatta a contenere la notevole quantità di volumi che erano stati raccolti e donati. Nel 1870 la sede fu nuovamente mutata ed il patrimonio librario fu collocato in due sale al pianterreno.

La biblioteca rimase aperta al pubblico fino al 1876, anno in cui fu definitivamente chiusa a tutte le consultazioni. Nel settembre 2001 la biblioteca è stata finalmente riaperta al pubblico. La biblioteca ha carattere specializzato per gli studi teologici e filosofici e vanta un patrimonio librario fra i più cospicui e importanti del Piemonte. Si contano oltre 40 codici in pergamena, molti dei quali riccamente  miniati, 190 manoscritti, 365 incunaboli, più di 3500 cinquecentine, complessivamente 45.000 volumi anteriori al 1831. Fra i manoscritti più importanti per la storia astigiana si annovera il Giornale d’Asti dell’abate Incisa, una cronaca puntuale di tutti gli avvenimenti di indole religiosa e civile accaduti ad Asti fra il 1776 ed il 1819.

Molti studiosi del secolo XIX citavano, su riviste di tiratura internazionale, i nostri codici, esaltandoli sia dal punto di vista contenutistico, sia dal punto di vista decorativo.

Il 24 gennaio 2008 ha segnato una data molto importante per lo sviluppo futuro della Biblioteca del Seminario: l’inaugurazione della nuova sede della biblioteca moderna.

Si può, con grande soddisfazione, affermare che in pochissimi anni ha raggiunto un patrimonio librario di 25.000 volumi. Alla già ricca biblioteca dei chierici, infatti, si sono aggiunti i lasciti di tre importantissimi benefattori. Primo in ordine di tempo è stato il canonico Dacquino, bibliotecario fino al 1993, anno della morte, che ha donato testi fondamentali per lo studio della sacra scrittura e dei padri della chiesa. Il suo successore, Celestino Bugnano, ha donato alla biblioteca testi cardine per lo studio della storia e della filosofia. Ultimo in ordine di tempo a lasciare i suoi volumi è stato il vescovo emerito Franco Sibilla che ha accresciuto la biblioteca moderna con opere di letteratura e teologia.